7 aprile 2009

A latere. Abruzzo cent'anni dopo, il dolore senza lacrime

In queste ore dolorosissime sono andato a ricercare le parole del più grande scrittore abruzzese, Ignazio Silone, sul terremoto del 1915 a cui - quindicenne e già orfano di padre - sopravvisse assieme al fratello, perdendo la madre. Il 13 gennaio 1915 vi furono circa 30.000 morti.


S'è fatta d'improvviso una fitta nebbia. I soffitti si aprivano lasciando cadere il gesso. In mezzo alla nebbia si vedevano ragazzi che, senza dire una parola, si dirigevano verso le finestre. Tutto questo è durato venti secondi, al massimo trenta. Quando la nebbia di gesso si è dissipata, c'era davanti a noi un mondo nuovo. Palazzi che non esistevano più, strade scomparse, la città appiattita. E figure simili a spettri fra le rovine. [...]
Dopo cinque giorni ho ritrovato mia madre. Era distesa presso il camino, senza ferite evidenti. Era morta. Io sono molto sensibile. Tuttavia non ho versato una lacrima.Qualcuno ha creduto che non avessi cuore. Ma quando il dolore supera ogni limite, le lacrime sono stupide...

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