Una modesta proposta per l'imposta di bollo
Pubblicato su "Lo Stato Civile Italiano", aprile 2007 - "I Servizi Demografici", aprile 2007 - "Semplice", maggio 2007
Sarà capitato a tutti i colleghi di avere discussioni con l'utenza per l'applicazione dell'imposta di bollo. Mi è capitato talvolta anche il caso contrario di registrare la meraviglia di chi – avendo diritto all'esenzione – “paga” un certificato o un'autentica con la misera somma di 26 centesimi, ritenendolo un costo decisamente ridicolo.
Una delle cause non secondarie della – diciamo così – “svogliatezza” degli uffici nell'applicare l'imposta è la constatazione che (dopo discussioni, arrabbiature e frasario tipico come: “Nel comune vicino a un mio parente l'hanno fatto in carta semplice”) alla fine lo Stato incassa 14,62 euro e al Comune invece – che ci mette l'impiegato, la carta, la stampa, il tempo e il lavoro che stanno dietro – vanno 52 centesimi! Le due cifre stanno in rapporto di 28 a 1.
Inutile dire che all'impiegato disposto ad accollarsi male parole non va un centesimo, come è ovvio.
Non parliamo della “giungla” delle esenzioni, in cui chi riesce a districarsi è bravo.
Risultato: l'imposta di bollo è una delle più difficili, rognose ed evase imposte che io conosca.
Per questo mi sono deciso a esporre questa proposta, che prevede in sintesi:
a) l'abolizione di ogni esenzione; l'abolizione dei diritti di segreteria;
b) la contemporanea riduzione dell'imposta a un importo accettabile per il servizio svolto in cambio (certificazioni, autenticazioni, legalizzazioni), che fisserei sui 4-5 euro;
c) il pagamento dell'imposta con nuove marche da bollo “per i servizi di competenza statale”, da acquistare anticipatamente da parte del Comune presso la prefettura (come si fa ora con le carte di identità) alla metà del valore nominale e la successiva applicazione diretta sul certificato, autentica ecc. da parte dell'ufficio, chiedendo all'utente l'intero valore. Il “ricavo” per Stato e per Comune, nella mia ipotesi, dovrebbero stare in rapporto 1:1.
Questo sistema avrebbe parecchie ricadute positive:
1) Non è un sistema complesso: come detto, è il sistema che tutti i Comuni usano per rifornirsi delle carte di identità (che, sia detto per inciso, presentano la situazione inversa dell'imposta di bollo, in quanto “costano” al comune poche decine di centesimi e vengono “rivendute” agli utenti a 5,42 euro, fatto questo che a differenza del bollo contribuisce forse al “successo” dell'operazione).
2) Finirebbe la giostra delle esenzioni sì, esenzioni no; dei casi dubbi con quesiti seguiti magari da oscure risoluzioni dell'Agenzia Entrate o esperti; delle richieste strampalate di studi legali, investigatori e società varie; delle discussioni col pubblico, coi colleghi più “di manica larga” o sui forum in Internet.
3) Il principio è semplice (deve esserlo se vuole essere un principio) e di immediata comprensione a tutti: vuoi un servizio? Lo paghi per quel che costa. Non lo vuoi? Ne fai a meno, oppure...
4) Oppure c'è l'autocertificazione. Mi sento di scommettere che di fronte al costo c erto di 4-5 euro, il numero di autocertificazioni, dichiarazioni sostitutive o autentiche di copie autocertificate salirebbe. Vi è oggi una enorme richiesta di certificati (specie dai privati!) che non è giustificata dalle ampie norme sull'autocertificazione.
5) Salirebbero anche le entrate per i Comuni; in ogni caso il sistema 1:1 è certamente più equo dell'attuale 28:1. Non la faccio lunga su federalismo fiscale, tagli della finanziaria, ecc.
6) Ritengo che salirebbero anche le entrate statali. L'argomento è noto e sfruttato anche dalla propaganda politica: più le tasse sono basse, meno si evadono. Certamente finirebbero le esenzioni “di fantasia” (e va rilevato che per gli innumerevoli casi di esenzione nulla va allo Stato). Riporto in nota, per chi vuole approfondire, i dati che ho ricavato da una lettura veloce del registro diritti del mio ufficio: in sintesi, più marche a minor costo significherebbe aumentare le
entrate rispetto all'attuale situazione di poche marche a costo elevato(*).
7) Triste doverlo dire, ma così va il mondo: saliremmo anche noi negletti impiegati demografici nella considerazione di amministratori e colleghi degli altri uffici. E' infatti sperimentalmente provato che stima e compensi stanno in ragione proporzionale diretta alle entrate procurate (dico solo questo: 300 euro lordi annui al massimo, e il minimo può anche essere zero).
dicembre 2006
(*) Nel mio comune di poco più di 5000 abitanti, nel 2006 sono stati rilasciati circa 50 certificati in bollo. Entrata per lo Stato: 14,62 euro per 50 = 730 euro; entrata per il comune: 0,52 euro per 50 = 26 euro.
I certificati non in bollo (il dato è depurato dei certificati esenti anche dai diritti di segreteria come sono quelli scambiati con altre amministrazioni pubbliche) sono stati circa 590. Entrata per lo Stato: zero; entrata per il comune: 590 per 0,26 euro di diritti = 153 euro.
Totale certificati: in bollo 50 + esenti 590 = 640. Totale entrate: allo Stato 730 euro (come già visto), al comune 179 euro.
Nella mia ipotesi, con marca a 4 euro e gli stessi numeri, le entrate sarebbero sia per lo Stato sia per il comune: 2 euro x 640 = 1280 euro ciascuno.
Va ovviamente tenuto conto che al variare delle condizioni, varierebbero anche questi numeri: in particolare ci sarebbe da aspettarsi una riduzione dei certificati per i motivi discussi sopra al numero 4 (autocertificazione).
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