6 febbraio 2010

A latere. Buone notizie su corruzione e lotta ai privilegi

La bella notizia è che finalmente un'inchiesta indipendente di un alto burocrate ha smascherato lo scandalo dei rimborsi "gonfiati" dei parlamentari che per anni hanno ricevuto soldi dallo Stato presentando note spese false o con costi grandemente aumentati.

Secondo l'inchiesta - pubblicata e rilanciata da tutti i giornali - il sistema era "profondamente sbagliato, mancava di trasparenza, con regole vaghe e facilmente violate o ignorate".

Circa quattrocento deputati (incluso il Premier) dovranno quindi restituire somme variabili per un totale di oltre 1,2 milioni di euro.
Le regole sui rimborsi verranno presto cambiate e rese più stringenti.

La cattiva notizia è questo accade altrove.
In Inghilterra.

No comment (in inglese).

27 gennaio 2010

A latere. Il giorno della Memoria

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo.
Come una rana d'inverno
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

23 gennaio 2010

No Gelmini, no party (di nozze). Dalla cronaca storie di matrimoni negati e replicati

Il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini

Avevo appena finito di fissare il confine tra anagrafe e stato civile lamentando che "nel linguaggio comune e nei titoli di giornali l'anagrafe è spesso l'ufficio comunale dove si va a registrare la nascita dei figli" e negando che questo sia vero, che mi capita di scoprire dai giornali che l'anagrafe è l'ufficio dove si va a sposarsi.
O, come a successo qui nel Nordest, a chiedere di sposarsi e sentirsi "negare i moduli".

Infatti, secondo il TGCOM (che non so bene che TG sia, ma è sicuramente di proprietà di una nota azienda televisiva di proprietà di una nota famiglia che vede tra le sue fila anche un noto politico) due ragazze lesbiche di Conselve (Padova) "si sono viste negare dall'impiegato dell'Anagrafe i moduli per le pubblicazioni di matrimonio. A quel punto hanno preteso un atto di diniego ufficiale, che poi hanno impugnato, trascinando in Tribunale il sindaco Antonio Ruzzon come rappresentante dello Stato".

Devo negare ancora, anche se so che sarà tempo perso: l'anagrafe non si occupa di matrimoni; è l'ufficio di stato civile che se ne occupa, ma tant'è.

Per un matrimonio che non si può fare (in Italia, perlomeno non ancora), un matrimonio che invece si è fatto.

A mezzanotte - apprendiamo infatti da La Stampa online - nel municipio di Sirmione sul lago di Garda la ministra Gelmini si è sposata con il compagno da cui attende una figlia.

Mi scuso per l'uso del termine "compagno", che potrebbe avere echi sinistri, ma quel che mi ha colpito è che secondo la Stampa "la celebrazione è stata officiata a mezzanotte e 15 dal sindaco Alessandro Mattinzoli, che oggi alle 11,00 ripeterà il rito a Villa Ansaldi, cui potranno accedere anche i 40 ospiti."

Il sindaco di Sirmione - nella sua veste di ufficiale dello stato civile, come avranno intuito i più attenti lettori - ha quindi sposato la ministra come si deve (art. 106 del Codice Civile: Il matrimonio deve essere celebrato pubblicamente nella casa comunale davanti all'ufficiale dello stato civile al quale fu fatta la richiesta di pubblicazione).

Poi però, oggi alle 11, come un attore consumato il sindaco ufficiale di stato civile ripeterà la scena in una villa più consona, in un orario più consono e davanti a un piccolo selezionato pubblico. Praticamente una replica, come in tivù.

Naturalmente, trattandosi di stato civile, il vostro povero ufficiale di anagrafe qui in basso non ha alcun commento da fare...

9 gennaio 2010

Tra (alcuni) giornali e la cultura vi è la stessa differenza che passa tra Anagrafe e Stato Civile

Il sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo

Oggi il tempo è pessimo sul Nordest: piogge torrenziali flagellano la regione e così ho un po' di tempo e mi siedo al computer.

Il quotidiano del Nordest, il Gazzettino, ha come prima notizia sparata sul sito web: "Proposta choc del sindaco Gobbo [Gobbo è il cognome, nota ad uso dei non-nordestini]: porno nonna ambasciatrice di Treviso". Nel resto d'Italia la notizia del giorno è il dramma delle violenze a Rosarno in Calabria, ma tant'è: evidentemente così il Gazzettino - di proprietà del gruppo romano Caltagirone - declina l'espressione "stampa locale"...

In questi giorni mi torna in mente un concetto che ho sentito di recente (non ricordo dove e da chi espresso): "La cultura è distinguere; ogni discorso culturale non può che essere rigorosa distinzione tra fatto e fatto, tra concetto e concetto". Insomma, quel che ho capito io è: la cultura è "de-finizione", il porre "con-fini", "de-limitare".

Ovvero l'esatto opposto del fare-di-ogni-erba-un-fascio, dei messaggi semplici su questioni complesse, dei discorsi-da-bar (che sia forse questo il legame che nelle mie sinapsi cerebrali è scattato con il Gazzettino?).

Pertanto oggi molto umilmente e con il linguaggio che qui dal basso noi usiamo, mi dedicherò a delimitare concetti che in questi mesi forse ho dato per scontati. Prima di tutto la parola anagrafe.

Nel linguaggio comune e nei titoli di giornali l'anagrafe è spesso l'ufficio comunale dove si va a registrare la nascita dei figli (non so se ricordate la polemica estiva sull'iscrizione in anagrafe dei neonati stranieri legata al pacchetto sicurezza...). Devo smentire categoricamente: l'anagrafe non si occupa di questo. E' ben vero che nei piccoli comuni qua in basso l'ufficio è uno solo, l'impiegato sempre quello e lo sportello pure. Ma non è così.

L'anagrafe si occupa semplicemente (semplicemente?) di dove abita la gente e con chi abita. Per questo rilascia certificati di residenza (il dove!) e di stato di famiglia (con chi!). Punto. Ma, come ho forse lasciato intendere qua e là ogni tanto, non sempre si vuol far sapere allo Stato dove si abita, e in compagnia di chi. O talvolta si vuol far credere di abitare in un posto mentre invece si sta in un altro.

La questione - in sè piuttosto futile - diventa d'importanza capitale se si riflette che a questo "abitare" sono legate le tasse.
Infatti da tempo immemorabile gli stati hanno organizzato i censimenti (una sorta di anagrafe "istantanea") prevalentemente per motivi fiscali. Ora non è più così, ma rimangono legate alla residenza particolari tipi di tasse e imposte, come ad esempio la tassa sui rifiuti che tiene conto del numero dei componenti abitanti in una casa, sottintendendo - non sempre a ragione - che più persone abitano in una famiglia, più rifiuti si producono e più questi debbano pagare per il servizio di raccolta.

Chi invece si occupa dei grandi eventi della vita è l'ufficio di stato civile, e non l'anagrafe. Per grandi eventi della vita intendo la nascita, la morte e il matrimonio (anche se non tutti i mariti e le mogli saranno d'accordo...).
Ai quali va aggiunto l'acquisto di cittadinanza, un evento che sta diventando sempre più frequente nelle nostre società e che può fare la differenza nella vita di una persona: chiedere per l'appunto agli immigrati di Rosarno.

Da quel che ho tentato di dire si deduce anche una cosa che è particolarmente difficile da comprendere per il cittadino medio: se anagrafe e stato civile sono due cose diverse (anche se ospitate nel medesimo ufficio e impersonate dallo stesso impiegato), vuol dire che hanno anche regole diverse.
Per esempio i certificati di anagrafe si pagano (cosa che scatena forti proteste degli utenti allo sportello quando è necessario pagare anche l'imposta di bollo). Mentre quelli di stato civile (nascita, morte, matrimonio) sono completamente gratuiti.

Cosa questa che - assicuro - non scatena un altrettanto forte stupore...

30 dicembre 2009

Riflessione di fine anno: Zero è la cifra del decennio.

L'ex ministro dell'Interno Giuliano Amato

L'aria di fine anno si fa sentire. Anzi, parliamo pure di fine decennio: finalmente gli "anni Zero" (2000-2009) finiranno tra alcune ore e pochi - ne sono sicuro - li rimpiangeranno.

Gli anni di al Qaeda, George Bush, la guerra al terrore, l'esportazione della democrazia (peraltro sempre più ridotta nelle nostre società).

Il decennio dell'accelerazione del cambiamento climatico, dell'aumento dei migranti ambientali e per fame e povertà, della crisi economica innescata dalla bolla finanziaria, e di tutto quello che volete voi.

Diversamente dall'omologo decennio del precedente secolo ventesimo, questo non verrà certo ricordato come la belle époque; eccoci qui allora - "tutti prigionieri nella giostra circolare del tempo", come dice la poetessa - a illuderci che i prossimi 365 giorni saranno migliori e che gli anni Dieci saranno più favorevoli degli Zero.

Anche per l'anagrafe gli anni Zero saranno da dimenticare: questa è la mia convinzione. Dopo gli anni Novanta (che videro la messa in pratica del nuovo regolamento anagrafico datato 1989), gli anni Zero sono stati gli anni della demolizione delle certezze.

Tanto per dire, prima gli stranieri venivano iscritti in anagrafe solo se avevano ed esibivano un permesso di soggiorno; negli anni Zero una serie di circolari e direttive (cui ha contribuito pesantemente il ministro Amato) hanno moltiplicato le eccezioni alla regola, creando non poche confusioni e diatribe, principalmente a causa dell'incapacità del ministero dell'Interno di affrontare e gestire le richieste di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno.
Voto: zero.

Sempre per dire, prima la supervisione dell'anagrafe la facevano Istat (soprattutto) e Ministero dell'Interno, e un pregevole tentativo di dare direttive coordinate (purtroppo non seguito da aggiornamenti!) furono le Note ed Avvertenze del 1992; negli anni Zero tutto il potere è andato al ministero, i cui burocrati spesso non sono all'altezza: nonostante Internet e la tecnologia, grande è la confusione sotto il cielo, lo si constati direttamente nel "servizio" L'esperto risponde del sito ministeriale.
Voto: zero.

Non solo, negli anni Zero alcuni Sindaci - che sono i titolari della funzione di ufficiale di anagrafe che poi estendono a noi qui in basso poveri ufficiali "delegati" - si sono inventati competenze e ordinanze, tutte assolutamente fuori della legge e dalla Costituzione (si legga l'art. 117 lettera i) nella versione ora vigente, per il futuro aspettiamoci cose come "le riforme istituzionali").

Ciò è avvenuto non già per motivi anagrafici; tipicamente, infatti, l'anagrafe risponde alla domanda "dove sta chi?" e tende ad essere universale, vale a dire che ambisce - ha l'ambizione, intendo - di censire tutte le persone di un territorio indicando precisamente dove esse abitano.
Le varie ordinanze che qui a Nordest si sono diffuse, invece, rispondono più alla domanda "come fare per stabilire chi è fuori e chi è dentro?"; come si vede siamo concettualmente agli antipodi. Senza contare che hanno lasciato (e lasciano tuttora) molti colleghi lacerati tra il rispetto della legge e della loro propria funzione e dignità da una parte, e l'obbedienza dovuta al Capo dell'Amministrazione, il Sindaco, dall'altra.
Voto: zero.

E si potrebbe continuare...

Lasciamoci quindi alle spalle gli anni Zero senza troppi rimpianti e con un solo timore: che anni saranno i prossimi che avranno questo Zero come radici e fondamenta?

P.S. del 31 dicembre:
Sergio Romano sul Corriere di oggi esamina anche lui il decennio che sta finendo; il suo pezzo s'intitola "Addio anni zero senza rimpianti" . Ma guarda un po' 'sti editorialisti ...

6 settembre 2009

Ritorno col malumore, se si eccettua una postilla comica alla telenovela della carta d'identità

Il presidente egiziano Hosni Mubarak

Sono tornato.
Dopo un periodo di silenzio (durante il quale - come anticipato - vi sono stati due appuntamenti elettorali con tre elezioni, le ferie, le ferie dei colleghi che da noi qua in basso nei piccoli comuni tocca a te sostituire...) mi ripresento.
L'umore non è dei migliori.
E parlo per me, ovviamente, mica per il Paese (l'Italia, intendo: meglio specificare, di questi tempi).
Paese che si avvia verso un autunno che pochi disfattisti dicono di crisi, di chiusure di fabbriche, di precari sempre più precari anche nella pubblica amministrazione.
Ma che da altre prospettive si prepara roseo: con l'autunno torneranno veline e aspiranti tali, le fiction in tivù, i famosi, i non famosi e i perfetti sconosciuti; insomma tutti i circenses necessari a dimenticare la penuria di panem.

Tornando a me, confesso che non aver ricevuto alcun segno di vita dai colleghi sull'argomento che mi sta particolarmente a cuore - l'etica professionale dell'Uff.A. - mi deprime ulteriormente.

L'unica cosa che mi solleva l'umore è la lettura della circolare ministeriale n. 20 del 21 agosto (a Ferragosto passato...), terza puntata della pasticciata telenovela della proroga a 10 anni della carta d'identità (cdi), argomento affrontato in questo post in cui pregavo invano di non semplificare più nulla.
In realtà nella circolare si parla della cdi elettronica, che da noi qua in basso nei piccoli comuni manco sappiamo come è fatta (veramente una volta ne ho vista una di un signore residente a Milano...).
Ebbene, alcuni Paesi (Egitto in primis, ma anche Turchia, Tunisia, Croazia, Romania e Svizzera) pare non riconoscano la validità del foglio di carta fatto dai Comuni per prorogare le cdi elettroniche, grandi come una tessera bancomat, che hanno stampate la loro bella scadenza quinquennale.
Sembra che esistano anche Paesi così, al mondo: appena un po' più seri del nostro.

La dottoressa Anna Di Stefano, che firma la circolare per conto del Direttore Centrale dottoressa Porzio (che io immagino in ferie quel giorno, spero non nel Mar Rosso...), avverte il 21 agosto che l'Egitto ha formalmente informato per via diplomatica che riconosce solo quel che c'è scritto sulla tessera elettronica e il foglio di carta che l'accompagna non lo guarda nemmeno.

La dottoressa conclude la circolare con una frase delicata, che merita di riportare per intero notando la tenerezza dei verbi scelti (pregare, aver cura, suggerire) quasi a scusarsi di disturbare i cittadini a Ferragosto passato:
"Si pregano [i prefetti] di voler informare i Sindaci che avranno cura, a loro volta, di suggerire ai cittadini che intendessero recarsi in viaggio nei Paesi sopraindicati, di munirsi di altro idoneo documento di viaggio".

Arrangiatevi, capisco io.
Fine. Per ora.

10 maggio 2009

La battaglia è persa, aboliamo l'anagrafe!

Il ministro dell'Interno on. Roberto Maroni.

Questa è un po' forte anche per me: mi è arrivata - all'indirizzo anagrafedalbasso.mail@gmail.com - la proposta dell'abolizione dell'anagrafe, nientemeno!
Ho pensato un po' prima di dare alla luce riflessioni così "estreme", ma poi la provocazione (che tale considero) mi è parsa molto bella e mi sapeva male che dovesse rimanere sconosciuta. Lascio pertanto ai miei venticinque lettori l'esame del manoscritto dell'anonimo collega.

Basta, bisogna ammetterea noi stessi per primi che la battaglia è persa, hanno vinto loro e l'anagrafe non è più (ammesso che lo sia stata) la fotografia della realtà ma una grande “baracca” con adempimenti, carte che girano su è giù per l'Italia, accertamenti che non accertano più niente.
Quindi bisogna essere conseguenti e chiedere o noi ufficiali d'anagrafe o l'Anusca l'abolizione dell'anagrafe e naturalmente di tutte quelle normative basate sull'anagrafe, sulla residenza e sulla famiglia che vengono continuamente aggirate.
Basta agevolazioni prima casa con l'obbligo di portare la residenza entro 18 mesi, basta assegni familiari sulla base dello stato famiglia, basta agevolazioni sul reddito familiare dimostrato dallo stato famiglia,basta ricongiungimenti familiari per stranieri basati sul rapporto metri quadri – residenti (sulla carta).

Al posto di tutte le pratiche che richiedono il “certificato anagrafico” ci sarà una tra le tre seguenti soluzioni, da usare dove è più opportuno:
- o automatismi (per es. agevolazioni prima casa per la sola prima casa che ti intesti e basta, assegni familiari per il solo fatto di essere genitore o coniuge)
- o controlli "ad hoc" per chi richiede certe prestazioni (per es. chi chiede il ricongiungimento subirà la visita dell'assistente sociale, del geometra comunale, dei vigili,tutti uffici che relazioneranno sulla situazione di fatto che trovano e daranno il parere)
- oppure l'abolizione pura e semplice di norme obsolete, come per es. per le tariffe residenti di acqua luce e gas.

Si libereranno così risorse umane e finanziarie ora dedicate alla grande complicata “baracca” dell'anagrafe e si semplificherà la vita a cittadini e uffici, che si concentreranno a verificare la situazione di fatto (non sulla carta come adesso) dei soli richiedenti particolari prestazioni. Dopotutto vi sono stati civili come l'inghilterra e gli Stati Uniti, che senza anagrafe sopravvivono benissimo.

1 maggio 2009

Un regalo per il Primo Maggio

Mi faccio un regalo per il Primo Maggio: un articolo di una rivista vera - di carta intendo - dove si parla di questo blog: è il Salvagente (settimanale dei diritti, dei consumi e delle scelte) n. 16 del 16 aprile scorso.

Nell'articolo "Carta decennale ma non per volare" di Laura Bruzzaniti vi sono più citazioni di questo blog - pur senza nominarlo - inclusa la conclusione del pezzo: "Per favore non semplificate più nulla". Si parla ovviamente della carta di identità e della sua proroga di validità, argomento affrontato in questo post del 7 febbraio scorso.

E così la mia autostima di fannullone pubblico si risolleva un po' dal basso (è proprio il caso di dirlo) dove è da anni precipitata.

Ringrazio Laura per la gentile concessione a riprodurre il suo brioso articolo. E buon Primo Maggio a tutti.

26 aprile 2009

In tutt'altre faccende affaccendato (io e gli altri)

Il ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta



Riemergo brevemente in questa giornata di festa per rassicurare i miei venticinque lettori (magari fossero così numerosi!): l'Anagrafe dal Basso non si è spento.
O divenuto "fantasma", come mi rimprovera una gentile collega commentando la presentazione.

Semplicemente siamo in campagna elettorale (per gli uffici intendo, non per i candidati) e nei comuni piccoli, come il mio, sono sempre le stesse persone che si occupano di anagrafe, stato civile, elettorale, polizia mortuaria, leva militare (per gli uffici intendo - ancora una volta - mica per i diciottenni che manco sanno cos'è la leva: da qualche anno è "sospesa" per i giovanotti, ma gli adempimenti ai comuni sono rimasti).
Il che mi offre il destro di continuare la mia "ricerca" sui fattori che indeboliscono l'azione dell'ufficiale d'anagrafe (qui la puntata precedente).

Fattore oggettivo e pesante come un macigno è infatti la cronica carenza di personale e le molte incombenze che - malgrado quella - nei piccoli comuni fanno capo alla stessa persona, come accennavo sopra.

E mica incombenze da poco. Lo "stato civile", ad esempio, - che si occupa di trascurabili cose come la nascita, il matrimonio, la morte, la cittadinanza e dei diritti della persona ad esse collegati - è materia intricatissima e sempre più difficile in questa società multietnica e globalizzata.
Così spesso si "trascura" proprio l'anagrafe, che a confronto sembra (solamente sembra, come spero di mostrare in questi miei scritti) la questione più semplice.

La carenza di personale è bene spiegata dal fatto che tutti i servizi citati sono svolti sì dai comuni, ma sono in realtà servizi dello Stato.
E pertanto nella lista di priorità dei sindaci sono abbastanza... in basso.
Senz'altro dopo la segreteria, l'ufficio tecnico, i servizi sociali. Per non parlare degli uffici ragioneria e tributi, che sono quelli che procurano i soldi, e per ciò stesso centrali.

Se si aggiunge poi che per sindaci e segretari comunali - figure entrambe che non "frequentano" molto né i nostri uffici né le nostre materie - l'anagrafe non è altro che "fare quattro certificati"(sentita con le mie orecchie!), si comprenderà come l'ufficiale d'anagrafe potrà dedicare a quel servizio ben poco tempo e cura.
E tenderà sempre più ad assumere una funzione "notarile" di mera registrazione e presa d'atto di quel che gli viene dichiarato, senza usare dei mirabolanti poteri che gli sono attribuiti dalla legge, ma che per essere esercitati hanno bisogno di tempo, cura e attenzione.

7 aprile 2009

A latere. Abruzzo cent'anni dopo, il dolore senza lacrime

In queste ore dolorosissime sono andato a ricercare le parole del più grande scrittore abruzzese, Ignazio Silone, sul terremoto del 1915 a cui - quindicenne e già orfano di padre - sopravvisse assieme al fratello, perdendo la madre. Il 13 gennaio 1915 vi furono circa 30.000 morti.


S'è fatta d'improvviso una fitta nebbia. I soffitti si aprivano lasciando cadere il gesso. In mezzo alla nebbia si vedevano ragazzi che, senza dire una parola, si dirigevano verso le finestre. Tutto questo è durato venti secondi, al massimo trenta. Quando la nebbia di gesso si è dissipata, c'era davanti a noi un mondo nuovo. Palazzi che non esistevano più, strade scomparse, la città appiattita. E figure simili a spettri fra le rovine. [...]
Dopo cinque giorni ho ritrovato mia madre. Era distesa presso il camino, senza ferite evidenti. Era morta. Io sono molto sensibile. Tuttavia non ho versato una lacrima.Qualcuno ha creduto che non avessi cuore. Ma quando il dolore supera ogni limite, le lacrime sono stupide...

4 aprile 2009

Dimora, dolce dimora (con digressione sull'innato spirito delle genti italiche)

Vediamo alcuni dei motivi che nella mia riflessione “indeboliscono” l'Uff.A e fanno sì che la sua azione sia meno efficace e (cosa molto più importante) rendono in parte inaffidabile l'anagrafe, vale a dire quel servizio statale che ha come scopo di “fotografare” il rapporto tra persona e territorio, con tutte le implicazioni connesse (statistiche, fiscali, di supporto alle scelte di politiche economiche e sociali, e così via).
Vi sono motivi oggettivi e soggettivi: trattiamo per ora alcuni dei primi.

Una oggettiva difficoltà è l'”oggetto” di cui tratta l'anagrafe, la sua “unità di misura” per così dire: cioè la residenza (simile discorso ma in misura minore si potrebbe fare per la “famiglia”).

L'anagrafe è una poderosa costruzione - che prevede rigorosi (non sempre) passi per iscrizioni, cancellazioni e variazioni - ma che poggia su esili fondamenta, vale a dire la residenza delle persone.

Vale a dire la loro “dimora abituale” (così il Codice civile all'articolo 43).

Vale a dire - come ha affermato la Cassazione – il luogo in cui “l'elemento soggettivo” della dimora (l'altro è quello oggettivo della stabile permanenza) è "rivelato dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali”.

O come traduco io allo sportello: il luogo dove “normalmente si abita” e che si indica con il nome di “casa” in espressioni come: “Stasera resto in casa a guardarmi la tivù” oppure “Mi avete rotto, adesso vado a casa”.


Digressione sull'abilità nelle cose del diritto innata nelle genti italiche:
Mi ha sempre meravigliato il fatto che persone di diversissime estrazioni (talvolta anche dei sindaci...) si presentino ogni tanto allo sportello per spiegare al povero Uff.A. che sono “residenti” da una parte ma “domiciliati” da un'altra o viceversa (la regola aurea è: dove conviene di più).
Mentre l'Uff.A è lì che quotidianamente si confronta e si scontra con i concetti e le definizioni del Codice civile, della legge e del regolamento anagrafico o della Cassazione, arrivano persone - la cui preparazione giuridica si è magari formata guardando “Forum” in TV - che con aria di sufficienza abilmente argomentano, arzigogolano, arringano, magistralmente destreggiandosi tra i concetti di residenza e domicilio (concetto quest'ultimo che per inciso, se si esclude il doloroso particolare caso delle "persone senza fissa dimora", non è di nessun interesse anagrafico!) concludendo invariabilmente a loro favore...



Tornando alla residenza: sembrerebbe semplice, ma così non è.
Succede più di frequente nei grandi comuni, ma sta iniziando anche nei piccoli come il mio: le “consuetudini di vita e le normali relazioni sociali” della Cassazione sono cambiate e spesso sfilacciate, così che non è sempre agevole giudicare ogni caso concreto.
In un mio recente scritto ho chiesto di aiutare gli Uff.A a definirla meglio. Ne riparleremo certamente.

Sottovalutato è inoltre - secondo me - il danno fatto da una apparentemente innocua “Norma e avvertenza” dell'Istat nel 1992. A commento dell'articolo 13 del Regolamento anagrafico l'Istat scrisse:
"Del resto, si deve considerare che il Codice civile, pur stabilendo l’obbligo della coabitazione dei coniugi, non esclude che essi possano risiedere in Comuni diversi. Si precisa, altresì, che le disposizioni di legge in materia anagrafica non prescrivono il consenso di un coniuge per l’iscrizione anagrafica dell’altro in un Comune diverso da quello dove egli risiede; di conseguenza la donna coniugata che, per qualsiasi motivo, abbia una dimora abituale diversa da quella del marito deve essere iscritta nel Comune d’effettiva residenza anche senza il consenso del coniuge (il grassetto è mio).

Penso sia così che una norma nata con tutt'altri scopi (forse l'inciso “per qualsiasi motivo” alludeva pudicamente al fenomeno delle separazioni di fatto?) ha fatto passare l'idea che i coniugi possono avere luoghi di residenza diversi “per qualsiasi motivo”, ovverosia ogniqualvolta sia conveniente (ai fini fiscali, al solito...), come ho trattato in un precedente post.

Continua... (ovviamente)

29 marzo 2009

Anche per noi, così è.

Devo dire subito che - mentre rimuginavo sul tema "Cosa fa sì che l'Uff.A non usi tutti i poteri (i Superpoteri!) che la legge gli affida" che ho introdotto nel precedente post - è calata su di me e su altri 4 milioni e mezzo di spettatori la puntata speciale di Chetempochefa" con Roberto Saviano.

Questo spiega il post a latere su Salvatore Nuvoletta e il suo "eroismo inconsapevole", eroismo che fa il paio con quello di Saviano stesso.

Si fa il proprio dovere - dice Saviano di Salvatore Nuvoletta - "non per eroismo, ma perché così è".
E allora penso a me, ai colleghi Uff.A che conosco, a quelli che non conosco ma di cui leggo i pensieri nei forum su Internet: i crucci e le passioni di alcuni, le disillusioni di altri.

E mi rispondo - prima di ogni altra risposta che pure c'è e che cercherò - che forse anche noi Uff.A dovremmo fare il nostro lavoro con questa sorte di "eroismo inconsapevole".
Anche noi, ai quali per compiere il proprio dovere non è chiesta la vita come a Salvatore o a Saviano.
Perché così è.

28 marzo 2009

A latere. Saviano su Salvatore Nuvoletta: non per eroismo, ma "perché così è"

Roberto Saviano a Chetempochefa su RaiTre, mercoledì 25 marzo sul carabiniere ventenne che rimase "non per eroismo, ma perché così è".
La trascrizione - imperfetta - è mia. Il video della trasmissione è disponibile qui



Don Peppe [Diana] è ritratto insieme a un carabiniere, Salvatore Nuvoletta [...].

E Salvatore fu ucciso, era un carabiniere di Casal di Principe, aveva 20 anni (20 anni!) e fu ucciso perché ci fu un arresto di un nipote di Francesco Schiavone “Sandokan” [...]. Ci fu un conflitto a fuoco, muore [il nipote] “Menelik” e il clan dei casalesi chiede la testa del carabiniere che aveva fatto quello che loro consideravano un agguato [...].
E la responsabilità va su Salvatore, un nome che non avete sicuramente – credo – purtroppo mai sentito.

E Salvatore lo viene a sapere che gli danno la colpa. Lui quel giorno non c'era: il giorno dell'arresto Salvatore era a riposo. Si è da poco arruolato. E Salvatore Nuvoletta sa e glielo dice alla madre, che infatti lo racconta al processo. Dice “Mamma, qua dicono che sono stato io ad avere ucciso “Menelik”, chissà cosa mi succede...”

E qui accade un gesto. Io non so se sarò mai capace di comunicarlo: accade qualcosa che succede spesso dalle mie parti, in moltissime persone: si innesca un eroismo inconsapevole.
Perché la madre gli dice “Salvato', vattene, lascia tutto per un bel po' e vai via”. E Salvatore, da ventenne che non ha alcuna ambizione di arrivare chissà dove, gli risponde “Mamma, ma come? me ne vado? Io sono un carabiniere...”. Cioè: sono un carabiniere, me ne vado? non posso andarmene...

E cosa succede? Mentre stava a Marano, la sua città d'origine [...] ammazzano Salvatore mentre disarmato aveva un bambino sulle ginocchia [...].

Sapete cosa significa non andare via sapendo che sei condannato? E non farlo "per eroismo", ma restare lì perché così è.

21 marzo 2009

Superpoteri e kryptonite

Se uno si guarda la legge anagrafica (la n. 1228 del 1954), vedrà delineata la figura di un "ufficiale di anagrafe" (non so se si percepisce il tutto il "peso" di questa espressione...) con grandi poteri, quasi una specie di "magistrato" che decide sui casi a lui sottoposti.

Infatti l'Uff.A a rigor di legge:

a) ordina gli accertamenti necessari ad appurare la verità dei fatti denunciati dagli interessati, relativi alle loro posizioni anagrafiche (articolo 4)
b) dispone indagini per accertare le contravvenzioni alle disposizioni della presente legge e del regolamento (articolo 4)
c) invita le persone aventi obblighi anagrafici a presentarsi all'ufficio per fornire le notizie ed i chiarimenti necessari alla regolare tenuta dell'anagrafe (articolo 4)
d) può interpellare, allo stesso fine [la "regolare tenuta dell'anagrafe"], gli enti, amministrazioni ed uffici pubblici e privati (articolo 4)
e) venuto a conoscenza di fatti che comportino l'istituzione o la mutazione di posizioni anagrafiche per i quali non siano state rese le prescritte dichiarazioni, deve invitare gli interessati a renderle. In caso di mancata dichiarazione, l'ufficiale d'anagrafe provvede di ufficio (articolo 5)
f) accerta le contravvenzioni alla legge e commina le ammende ai trasgressori (articolo 11).

Urca!
Ma allora come si spiegano tutti i problemi, che fanno sì che l'anagrafe non sia (generalmente) particolarmente accurata nel riprodurre la realtà, come ho ad esempio discusso in questo precedente post?
Qual è la kryptonite che toglie al Superman-Uff.A tutti i suoi poteri, indebolendolo?

Probabilmente il primo nemico del Supereroe-Uff.A è - come nella migliore tradizione dei supereroi - se stesso.
Ne riparliamo presto.

7 marzo 2009

Tengo famiglia, anzi più d'una.

Quante famiglie ci sono in Italia?
a) Quattro o cinque.
b) Alcune decine di milioni.

Entrambe le risposte sono esatte.
Ed entrambe sbagliate, come sa bene ogni Uff.A.

Per la risposta a) si possono contare:
- la famiglia anagrafica;
- il nucleo familiare;
- la famiglia come l'intendeva mia nonna;
- la famiglia "a geometria variabile" (allargata e/o ristretta), ossia come l'intende chi deve fare uno (a volte due) mutuo prima casa, includere o escludere il reddito del nonno, pagare o non pagare l'ICI, le tasse scolastiche, entrare nelle graduatorie per l'asilo nido, eccetera.
Praticamente tutto, in Italia.

Per la risposta b) va detto che quelli sono i dati ufficiali provenienti dall'Istat (http://sitis.istat.it/sitis/html/index.htm, indicatore: Popolazione).
Questi dati mostrano un aumento delle famiglie da 22.226.115 nell'anno 2000 a 24.282.485 nel 2007. Due milioni di famiglie in più in soli sette anni! Un aumento del 9%!
Nello stesso periodo, la popolazione è passata sempre secondo l'Istat da 56.960.692 (31.12.2000) a 59.619.290 (31.12.2007): un aumento di circa 2.700.000 persone.

C'è qualcosa di strano in questi dati.
Come è possibile che aumentino in parallelo, ossia che praticamente quasi tutte le nuove famiglie in sette anni siano composte (mediamente) di una sola persona?
Si sbaglia l'Istat?
Si sbagliano le anagrafi comunali, che all'Istat forniscono i dati?
Mi sbaglio io (cosa sempre possibile)?

Forse c'è una spiegazione, anche tenendo conto che vi è stato un aumento di badanti - badanti che normalmente sono iscritte da sole in una propria famiglia (anche se non mancano autorevoli pareri contrari come quello del dottor Scolaro).

La mia ipotesi è che vi sono forse centinaia di migliaia di "separazioni" di famiglie che sono solo fittizie, dichiarate all'anagrafe per fruire di certe agevolazioni.
Migliaia e migliaia di mariti che "fanno famiglia" da una parte.
Altrettante mogli che la fanno da un'altra.
Gli eventuali figli un po' di qua e un po' di là.
E gli Uff.A. che ci stanno a fare?
Domanda da cento milioni.

Personalmente nella mia breve esperienza quinquennale come Uff.A. ho avuto due (soli) ricorsi al prefetto per residenze negate. Ma entrambi i casi coinvolgevano "separazioni" tra marito e moglie ritenute fittizie "in primo grado" (diciamo così, come se fossimo in tribunale...) e giudicate reali dal prefetto "in appello".

P.S. Sul recente aumento delle separazioni fittizie a seguito dell'abolizione dell'Ici (2008, quindi non considerato nei dati Istat sopra riportati) si veda anche l'interessante articolo su La Stampa del 2 settembre scorso.